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All'indomani della "diplomatica" ordinanza della Corte Costituzionale, con la quale la questione relativa alla applicazione della Taricco è stata rinviata alla CGUE, iniziano a delinearsi le prime sentenze di merito in linea con i principi comunque sanciti dalla Corte Costituzionale.

Invero, la Corte, nel rinviare la questione alla Corte di Giustizia, ha comunque fortemente ribadito i principi applicabili nel nostro ordinamento costituzionale in tema d prescrizione e principio di legalità:

  • “se l’applicazione dell’art. 325 TFUE comportasse l’ingresso nell’ordinamento giuridico di una regola contraria al principio di legalità in materia penale, come ipotizzano i ricorrenti, questa Corte avrebbe il dovere di impedirlo”;
  • “il tempo necessario per la prescrizione del reato e le operazioni giuridiche da compiersi per calcolarlo devono essere il frutto dell’applicazione, da parte del giudice penale, di regole legali sufficientemente determinate”: “in caso contrario, il contenuto di queste regole sarebbe deciso da un tribunale caso per caso, cosa che è senza dubbio vietata dal principio di separazione dei poteri di cui l’art. 25, secondo comma, Cost. declina una versione particolarmente rigida nella materia penale”.

E' proprio partendo da queste argomentazioni, che si sviluppa la sentenza in commento, con la quale, il GUP del Tribunale di Ravenna, Dott. Piervittorio Farinella (3 aprile 2017 -ud. 6 marzo 2017-, n. 142), al di là degli esiti del rinvio pregiudiziale, ha disposto la prescrizione di un procedimento per gravi fatti di frode fiscale in astratto riferibili ai casi ipotizzati dalla sentenza Taricco.


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La Legge 20 maggio 2016, n. 76, meglio nota come Legge Cirinnà, ha istituito “l'unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione”.

La norma rappresenta dunque una rivoluzione per il nostro ordinamento.

Quello che è noto a tutti è che la Legge, sebbene ridimensionata rispetto all’impianto iniziale, ha espressamente riconosciuto alcuni dei “diritti” civili da sempre rivendicati dalle coppie omosessuali.

Quello che, invece, forse, non tutti sanno è che la norma disciplina anche una serie di obblighi.


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La V sez. della Suprema Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 21407, depositata lo scorso 23 maggio ha chiarito che anche l’utilizzo disinvolto e sistematico di facebook per diffamare o minacciare, può concretizzare il reato di “atti persecutori” ex art. 612 bis c.p. (c.d. stalking ).

Potrà configurarsi il delitto di stalking laddove queste condotte, ripetute nel tempo, insieme con altre azioni persecutorie, determinino nella persona offesa un perdurante e grave stato di ansia, di paura o anche solo il timore per l’incolumità propria e/o dei congiunti tanto da indurla a modificare le proprie abitudini di vita.

Così la Cassazione:


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La Commissione Giustizia del Senato, lo scorso 4 maggio, ha adottato il testo unificato del disegno di legge n. 2067, con il quale sono previste le modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all'ordinamento penitenziario.

Il testo è visionabile sul sito del Senato della Repubblica al link http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=17&id=00972575#

Ovviamente, si tratta di un disegno di legge ancora all'esame della Commissione, per cui, pur rimandando alla lettura dello stesso, si segnala in questa sede:


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Sì segnala la sentenza n. 17418 della III sez. della Suprema Corte, depositata lo scorso 28 aprile. Confermando un precedente orientamento, la Cassazione ha ribadito la possibilità del concorso del commercialista nel reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti di cui all'art. 8 D.Lgs. 74/00. Ciò nel caso in cui sia provato che il professionista abbia contribuito, in qualsivoglia modo, alla creazione del meccanismo fraudolento che ha consentito di ottenere false fatture emesse dalla società cartiera da inserire in dichiarazione per abbattere l'imponibile societario. E ció indipendentemente dalla circostanza che poi le stesse siano state o meno inserite in contabilitá: si tratta infatti di reato di pericolo, che, diversamente dall'ipotesi di utilizzo di false fatture, di cui all'art. 2 D.lgs 74/2000 non richiede per la sua sussistenza, l'inserimento delle false fatture in contabilitá.


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